L’antico Egitto è uno degli scenari storici più utilizzati nell’intrattenimento videoludico. Piramidi, templi, tombe, divinità e città sorte lungo il Nilo hanno fornito ambientazioni adatte a generi molto diversi, dai giochi di strategia alle avventure d’azione. Tra i titoli più conosciuti degli ultimi anni spicca Assassin’s Creed Origins, ma la presenza dell’Egitto nel videogioco risale a diversi decenni prima. Uno dei riferimenti più importanti è Pharaoh, pubblicato nel 1999 da Impressions Games ma recentemente ne è uscito un remake. Si tratta di un city builder nel quale occorre sviluppare insediamenti dell’antico Egitto, organizzando abitazioni, agricoltura, commercio, religione e infrastrutture. Il gioco consente di attraversare diverse fasi della storia egizia attraverso una serie di scenari e campagne. La sua impostazione gestionale lo distingue dalle produzioni che utilizzano l’Egitto esclusivamente come sfondo per combattimenti ed esplorazioni.
Tra i titoli dedicati alla gestione delle civiltà nilotiche rientra anche Children of the Nile, sviluppato da Tilted Mill Entertainment e pubblicato nel 2004. Il gioco propone una ricostruzione più dettagliata della società egizia, con particolare attenzione alla vita degli abitanti, alla distribuzione delle risorse e alla costruzione delle città. Sempre nell’ambito strategico si colloca Egypt: Old Kingdom, pubblicato nel 2017, che concentra l’esperienza sulla costruzione e sull’espansione di un regno durante l’antico Egitto.
Per quanto riguarda l’avventura, uno dei titoli più caratteristici è Sphinx and the Cursed Mummy, uscito nel 2003. L’azione combina esplorazione, enigmi e combattimenti e presenta un’ambientazione fortemente ispirata alla mitologia egizia. Il protagonista Sphinx deve affrontare una serie di pericoli mentre il Mummia, secondo personaggio giocabile, viene coinvolto in una vicenda parallela. Il gioco si è distinto per l’impostazione da action-adventure e per l’utilizzo di elementi riconducibili all’immaginario delle antiche civiltà del Nilo.
La popolarità del tema non è limitata alle produzioni strettamente storiche. Certi scenari affascinano anche per la componente storica di cui sono permeati. L’antico Egitto non si ritrova solo nei libri o nei film, ma anche in passatempi virtuali come la slot Book of Ra o i più moderni videogame, che fanno dell’esplorazione il loro punto di forza. Il riferimento all’Egitto compare infatti anche in numerosi giochi che utilizzano divinità, simboli e architetture egizie senza puntare a una ricostruzione filologica dell’epoca.
Il caso più celebre in tempi recenti è Assassin’s Creed Origins, pubblicato da Ubisoft nel 2017. Ambientato nel I secolo a.C., durante il periodo tolemaico, il gioco segue Bayek di Siwa e racconta le origini della Confraternita degli Assassini. La mappa comprende Alessandria, Menfi, Giza, Siwa e numerose altre località, consentendo di esplorare monumenti e paesaggi attraverso un’ampia struttura open world. La ricostruzione non è puramente documentaristica, ma integra personaggi storici, eventi reali e interpretazioni narrative.
Anche The Mummy Demastered, del 2017, utilizza l’immaginario egizio all’interno di un’avventura d’azione in 2D, mentre produzioni come Egypt 1156 B.C.: Tomb of the Pharaoh, pubblicata nel 1997, hanno affrontato l’ambientazione in epoche precedenti alla diffusione dei moderni open world. Il tema continua inoltre a comparire in videogiochi archeologici, avventure e produzioni indipendenti, confermando la versatilità di un’ambientazione capace di combinare ricostruzione storica, mitologia, esplorazione e mistero.










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